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23/03/2017 | 11:39

Il Segretariato regionale MiBACT per la Puglia e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, presentano i lavori di restauro del SS. Crocifisso della Pietà di Galatone in occasione dell'inaugurazione del 29 Marzo.


Gli interni della Chiesa del Crocifisso a Galatone (ph. tratta dal sito www.wikipedia.org)


Galatone. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha promosso e finanziato i lavori di restauro del SS. Crocifisso della Pietà di Galatone, iniziati a febbraio 2016 e li presenterà alla cittadinanza in occasione dell’inaugurazione del 29 marzo. Grazie all’azione di tutela del MiBACT è stato restituito un bene che per troppo tempo era rimasto nell’ombra, in quanto il suo interno è stato parzialmente occupato da impalcature (installate molti anni fa nell’ambito di un precedente intervento) che ne hanno occultato gli apparati decorativi. Questi ultimi sono stati oggetto degli odierni restauri che hanno interessato prevalentemente la cupola e il transetto, permettendo di svelare dettagli e colori celati alla metà degli anni ’40 del Novecento. La devozione per il luogo dove oggi sorge il Santuario risale al 1621, quando si verificò un evento miracoloso legato all’icona del Crocifisso che era dipinta sulla parete di una piccola costruzione. A seguito di tale evento venne eretta prima una piccola cappella, poi una chiesa vera e propria, ultimata già nel 1623.

Sessant’anni dopo, il 2 febbraio 1683, la cupola della vecchia chiesa crollò rovinosamente, danneggiando in modo quasi irreparabile anche la sacra icona (poi restaurata e ancora presente nell’altare maggiore del Santuario). Con grande sollecitudine fu decisa la ricostruzione della chiesa, e già poche settimane dopo il crollo il progettista incaricato, il frate Nicolò da Lequile aveva già prodotto i primi disegni per la ricostruzione. I lavori proseguirono anche sotto la “supervisione” del celebre architetto leccese Giuseppe Zimbalo, incaricato come consulente, e grazie alle copiose donazioni dei fedeli, ai quali si deve probabilmente la maggior parte dei contributi per finanziare l’opera.

La nuova chiesa fu aperta al culto nel 1684 e consacrata nel 1711, ma i lavori proseguirono almeno fino al 1796, quando fu eretta a Santuario da papa Pio VI. La costruzione fu completata seguendo il rigoroso schema  Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Puglia Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto progettuale di fra’ Nicolò, che aveva predisposto un partito architettonico con pilastri scanalati di ordine corinzio, che scandiscono gli spazi interni e anche la facciata. Tutte le superfici sono state poi impreziosite da dorature e stucchi, rifiniti anche a finto marmo, tra cui spiccano figure di angeli che circondano i simboli della passione di Cristo, coerenti con la dedicazione del Santuario.

Notevoli sono le opere lignee dell’ebanista Aprile Petrachi, che negli anni 1693-96 realizzò il portone d’ingresso, la cantoria con l’organo e il soffitto decorato a lacunari che copre la navata della chiesa, firmando tutti i manufatti. Del 1784 è il grande affresco che raffigura S. Elena e S. Michele, opera di Nicola Amorosi, mentre risale al 1944 la decorazione della cupola con il Trionfo di Sant’Elena dovuto a Mario Prayer, artista originario di Torino ma attivo in Puglia nella prima metà del Novecento. Negli stessi anni in cui Prayer lavorava alla cupola, l’intera chiesa fu ridipinta con colori scuri che hanno ricoperto le originarie cromie, oggi risvelate nella loro versione tardo settecentesca.

L’intervento di restauro ha interessato solo una parte del Santuario, che da molti anni era solo parzialmente agibile a causa della presenza di impalcature, montate per impedire la caduta di parti che minacciavano di staccarsi dalle coperture voltate e dalla cupola. Il MiBACT, con un finanziamento complessivo di 700mila euro, ha predisposto il progetto di restauro e diretto i lavori, eseguiti dall’Impresa Leopizzi 1750 di Parabita, che sono stati avviati a febbraio 2016 e oggi conclusi. I lavori hanno interessato l’affresco di S. Elena e S. Michele posto sopra l’arco trionfale, la cupola decorata da Mario Prayer e le superfici sottostanti dei pennacchi e degli archi, il transetto e tre cappelle che si affacciano sulla navata.

Il restauro di tutte le superfici è stato condotto con l’obiettivo di rimuovere la cupa versione cromatica degli anni 1944-45, al fine di restituire i colori e la luminosità alle pareti, con gli stucchi a rilievo dipinti a finto marmo e le specchiature rosate.

Con la rimozione degli strati pittorici recenti sono stati svelati anche gli originari incarnati degli angeli inseriti negli apparati decorativi e le preziose dorature che ricoprono gran parte delle superfici interne del Santuario, queste ultime ritrovate in buona parte intatte. È stato anche installato un nuovo impianto di illuminazione della cupola, realizzato con tecniche innovative operate in pochissimi precedenti in Italia, volute per esaltare i colori dipinti da Mario Prayer e appena restaurati.




Autore: A cura della Redazione

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